Il blog intreccia il simbolismo biblico, la teologia apofatica e la dottrina del risveglio spirituale. Ogni articolo esplora il testo sacro con un approccio meditativo e illustrativo, unendo approfondimenti storici, mistici e filosofici. Invita il lettore a vivere l'Apocalisse non come un testo di fine dei tempi, ma come una rivelazione personale e collettiva, un viaggio verso l'unità e la trascendenza.

giovedì 29 gennaio 2026

Bere senza incontrare l’Orco (presentazione)

 

Bere senza incontrare l’Orco (presentazione)

Jātaka 13–24 come via apofatica di risveglio, critica del potere e diserzione dall’eroismo

 

Questo saggio nasce da un gesto minimo: bere.
Non conquistare, non fondare, non redimere — bere.

I due video che accompagnano Bere senza incontrare l’Orco non illustrano un contenuto: lo attraversano. Sono due variazioni dello stesso movimento, due soglie visive che rendono visibile ciò che il testo tenta di dire senza fondarlo.

Primo video — Il gesto che attraversa il potere

Questo saggio esplora Bere senza incontrare l’Orco come gesto apofatico di risveglio: bere senza conquistare, senza fondare, senza vincere. Attraverso Apocalisse 22, il Naḷapāna-Jātaka e Cioran, il potere non viene abbattuto ma reso superfluo. Il video apre una soglia: la vita continua quando smette di obbedire.

 

 




 

Nel primo video, un fiume scorre lentamente tra rovine.
Non è un fiume trionfale. Non è violento. È continuo.

Una figura umana, seduta, non eroica, beve dall’acqua.
Intorno a lei restano i segni del potere: un trono in rovina, un orco immobile, armi abbandonate. Nulla è stato distrutto. Nulla è stato risolto. Eppure, nulla comanda più.

Questa immagine rende visibile il cuore del Naḷapāna-Jātaka:
l’acqua non viene liberata con la forza,
l’orco non viene sconfitto,
il mondo non viene rifondato.

Il potere non cade: diventa superfluo.

Bere senza incontrare l’orco significa imparare un gesto che non entra nel dispositivo del dominio. La vita passa altrove.

Secondo video — Un unico movimento, quattro strati

Bere senza incontrare l’Orco attraversa Apocalisse 22, il Naḷapāna-Jātaka e Cioran come un unico gesto apofatico: bere senza conquistare, senza fondare, senza vincere. Il potere non è abbattuto, ma reso superfluo. Il trono resta, l’orco resta — la vita continua quando smette di obbedire.

 


 

La seconda immagine non aggiunge elementi: li fa collassare in un solo gesto.

Il fiume resta centrale.
La figura che beve resta bassa, raccolta, anonima.
Ma intorno affiorano come spettri i quattro strati del saggio:

il trono dell’Apocalisse, ancora nominato ma svuotato di comando;

l’orco del Jātaka, presente ma non più decisivo;

le rovine della storia e dell’eroismo;

il volto di Cioran, come coscienza che impedisce ogni ricaduta consolatoria.

Qui non c’è sintesi, ma coincidenza.
Apocalisse 22, Jātaka e pensiero cioraniano non si sommano: convergono in un unico movimento di uscita.

Dal centro non emana legge, ma acqua.
Il potere resta come parola, non come forza.
La speranza non salva.
La redenzione non fonda.

Resta il gesto che disarma tutto: bere.

Commento finale

Bere senza incontrare l’Orco non propone una nuova visione del mondo.
Propone una uscita dal bisogno di fondarne una.

Non promette un regno futuro.
Non annuncia una vittoria.
Mostra che la vita continua quando smette di chiedere legittimazione al potere.

I tre video, come il saggio, non chiudono l’Apocalisse.
La lasciano aperta — come un fiume che scorre.


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