Il blog intreccia il simbolismo biblico, la teologia apofatica e la dottrina del risveglio spirituale. Ogni articolo esplora il testo sacro con un approccio meditativo e illustrativo, unendo approfondimenti storici, mistici e filosofici. Invita il lettore a vivere l'Apocalisse non come un testo di fine dei tempi, ma come una rivelazione personale e collettiva, un viaggio verso l'unità e la trascendenza.

venerdì 30 gennaio 2026

La mappa della disillusione

 La mappa della disillusione

Jātaka 13–24: immagini, racconti e il rifiuto di partecipare 

 
 
 
 

Questo saggio nasce da un gesto semplice e insieme difficile: rileggere i Jātaka non come racconti edificanti, ma come dispositivi di disillusione.
Non come storie che insegnano cosa fare, ma come forme che mostrano quando smettere di partecipare.

Le immagini che accompagnano il testo – e che qui prendono la forma di video lenti, quasi respiranti – non illustrano il saggio. Non lo spiegano, non lo traducono, non lo rendono più accessibile. Gli stanno accanto. Lo disturbano. A volte lo anticipano, a volte lo contraddicono. Sono mappe parallele, non commenti.

Nel Naḷapāna Jātaka, le scimmie non vincono l’orco: gli sottraggono il campo d’azione. Non lo affrontano, non lo convertono, non lo superano. Bevono senza entrare nella sua logica. È un’intelligenza che non si fonda sulla forza, né sull’eroismo, né sulla purezza morale, ma su una sospensione: non offrire il proprio corpo al dispositivo che lo attende.

Letti a partire da questo gesto iniziale, i Jātaka 13–24 non formano una progressione morale, ma una mappa iniziatica negativa. Seduzione, apprendimento, disputa, sacrificio, giustizia, eroismo: ogni stazione mostra una promessa, e insieme il suo costo nascosto. Nulla viene “superato”. Ogni figura di potere viene semplicemente lasciata senza risposta.

I video non raccontano questo cammino: lo fanno sentire. La ripetizione lenta, la dissoluzione delle forme, la mancanza di un climax visivo sono scelte deliberate. Non conducono a una sintesi. Preparano, piuttosto, uno spazio di sottrazione.

Questo saggio non propone un’alternativa, né una nuova etica, né una via migliore.
Propone una domanda che resta aperta: che cosa accade quando smettiamo di collaborare con ciò che ci chiede continuamente di essere migliori, più giusti, più eroici?


 

 

 

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