Stazione I La Dolce Trappola: Kaṇḍina-Jātaka (Jātaka 13)
Amore, seduzione e caduta: dal Kaṇḍina-Jātaka all’Eden
L’immagine-video ispirata al Kaṇḍina-Jātaka (Jātaka 13) ci conduce in un luogo di soglia: l’istante che precede la caduta, quando nulla è ancora perduto e tutto è già in gioco.
In una radura all’alba, un cervo avanza fiducioso lungo il sentiero. Poco dietro, una cerva si arresta. Vede ciò che lui non vede. Nell’ombra, il cacciatore attende. La scena non mostra violenza, ma la rende inevitabile. Qui il potere non aggredisce: invita. E l’amore, invece di salvare, coopera silenziosamente alla cattura.
Questo racconto antico dialoga in profondità con tre grandi archetipi biblici.
Eden.
Come nel giardino delle origini, il male non appare come tale. Il frutto è
bello, desiderabile, promette vita. La caduta nasce da un passo in avanti, non
da un attacco. Anche qui la seduzione non forza: persuade.
Cantico dei Cantici.
Il paesaggio, il desiderio, l’invito ricordano il Cantico. Ma ciò che nel
Cantico è reciprocità salvante, qui diventa asimmetria fatale. Nel Jātaka uno
avanza per amore, l’altra si salva arretrando. L’amore non è falso: è
sbilanciato.
Le Tentazioni.
Come nel deserto, il potere promette nutrimento e sicurezza. Ma mentre Cristo
riconosce l’esca e resta fermo, il cervo avanza. La Stazione I si colloca prima
della resistenza: è il tempo dello smascheramento, quando la coscienza comincia
a nascere.
La Dolce Trappola è il dono che chiede solo un passo.
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