Stazione I – La Dolce Trappola: la caduta nella seduzione
Quando il dono promette vita e prepara la cattura
Didascalia: Il dono che chiede un passo.
C’è un momento, prima della caduta, in cui nulla è ancora
perduto.
L’immagine-video della Stazione I – La Dolce Trappola si colloca
esattamente in questo istante sospeso: quando la seduzione non ha ancora vinto,
ma ha già iniziato a operare.
In una radura silenziosa, all’alba, un frutto luminoso
discende dall’alto.
Il miele stilla sull’erba come una promessa di nutrimento.
Una cerva osserva, immobile.
Non c’è violenza nella scena.
Non c’è minaccia visibile.
Eppure tutto parla di cattura.
L’immagine si ispira a tre racconti dei Jātaka (13, 14, 21), nei quali l’animale non viene mai aggredito: viene invitato. È la pedagogia più antica del potere. Il potere non comanda per primo: seduce. Promette vita, chiede solo un passo.
Come scrive Cioran, la coscienza nasce quando la
seduzione smette di funzionare.
Qui la coscienza non è ancora pienamente nata, ma è in gestazione. La cerva non
avanza, non fugge: vede. Il suo sguardo è la soglia.
Dal punto di vista della teologia negativa, ciò che appare è
l’idolo più raffinato:
non il male evidente, ma il bene apparente.
Il miele è reale. Il frutto è bello. Proprio per questo sono pericolosi.
Questa prima stazione non chiede un gesto morale, ma uno
sguardo più lento.
Invita a riconoscere che non tutto ciò che nutre dà vita,
che non tutto ciò che brilla chiama alla libertà.
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