Il blog intreccia il simbolismo biblico, la teologia apofatica e la dottrina del risveglio spirituale. Ogni articolo esplora il testo sacro con un approccio meditativo e illustrativo, unendo approfondimenti storici, mistici e filosofici. Invita il lettore a vivere l'Apocalisse non come un testo di fine dei tempi, ma come una rivelazione personale e collettiva, un viaggio verso l'unità e la trascendenza.

giovedì 26 febbraio 2026

27. ABHIṆHA & 34. MACCHA – L'amore come schiavitù: Due Jātaka sulla dipendenza e la gelosia


 

Livello 7 – L'amore come schiavitù: Due Jātaka sulla dipendenza e la gelosia

 

 ABHIṆHA: L'elefante non mangia senza il cane. È tenerezza, ma è dipendenza.  MACCHA: Il pesce, catturato, teme che la moglie lo tradisca. È gelosia. Entrambi mostrano l'attaccamento mondano come una gabbia, sebbene poetica.


IL RACCONTO COMMENTATO

 

Benvenuti al settimo livello di questo percorso attraverso i Jātaka, le antiche storie delle vite passate del Buddha. Oggi esploriamo due racconti gemelli, due facce della stessa medaglia: l'amore che, invece di liberare, imprigiona.

27. ABHIṆHA-JĀTAKA – L'elefante che non voleva mangiare

34. MACCHA-JĀTAKA – Il pesce che temeva per sua moglie

 

Due storie apparentemente lontane—una sulla terraferma, tra le stalle reali di Benares; l'altra nelle acque cristalline del fiume Aciravatī—eppure unite da un filo sottile e potentissimo: la rivelazione che l'attaccamento mondano, anche quando assume le forme più tenere e poetiche, rimane una gabbia.

L'elefante Abhiṇha ama il suo piccolo cane con una devozione totale, al punto che senza di lui smette di mangiare e sceglie di morire. È tenerezza, sì, ma è anche dipendenza: la sua vita è così intrecciata a quella del cane che la separazione diventa morte.

Il pesce Maccha ama sua moglie Macchī con un amore così trepidante da non riuscire a distogliere lo sguardo da lei nemmeno quando un'esca luccicante gli passa davanti. Catturato, morente sulla riva, la sua ultima preoccupazione non è la propria morte, ma il timore che lei possa fraintendere la sua assenza. È fedeltà, ma è anche gelosia: il pensiero del tradimento lo divora più dell'aria che lo uccide.

Entrambi, a loro modo, abitano una prigione. Una prigione d'oro, fatta di affetto e di abitudine, di sguardi e di paure. Una prigione che chiamiamo amore.

 

I VIDEO

 

Ho raccolto le 17 immagini che compongono queste due storie in due formati video, entrambi disponibili sul mio canale YouTube:

 

 Video 1 – Il racconto completo, un filmato di 1,31 minuti che segue la narrazione integrale, scena dopo scena, immergendovi nell'atmosfera dei due mondi.



 

 

  Video 2 – Sequenza ritmica, le stesse 17 immagini, ciascuna della durata di 5 secondi, in un flusso continuo e meditativo, ideale per la contemplazione silenziosa. 

 

 

 

 

 LE IMMAGINI – GALLERIA COMPLETA

 

Qui di seguito trovate tutte le immagini singole, nell'ordine in cui appaiono nelle storie. Potete scorrerle per rivivere i momenti salienti di ogni scena.

 

PARTE PRIMA – ABHIṆHA-JĀTAKA (L'elefante e il cane)

 

 Immagine principale 

 



– Le stalle reali di Benares. L'elefante e il cane riposano insieme nella luce del tramonto.

 

 Scena Prima

 


 – Il giardino degli amici improbabili – Intimità e tenerezza nella stalla. L'elefante protegge il cane addormentato.

 

 Scena Seconda 

 


 

– Il comando del Re – La separazione. Il cane viene portato via, l'elefante si scaglia invano contro le catene.

 

 

 Scena Terza 

 


– Il rifiuto – L'elefante, voltato contro il muro, rifiuta il cibo. La proboscide tocca il punto vuoto dove dormiva il cane.

 Scena Quarta

 


 – Il dilemma del Re – Il Re e l'elefante si fronteggiano. Il cibo rifiutato è tra loro. Il sovrano vede per la prima volta le conseguenze del suo ordine.

 

 Scena Quinta

 


 – Il ritorno – Il cane corre verso l'elefante. Il mahout piange di gioia. Il Re osserva dal balcone con uno sguardo complesso.

  

 Epilogo

 


 – La catena d'oro – Il cane mangia sul dorso dell'elefante. Una catena dorata, appena percettibile, li avvolge.

 

PARTE SECONDA – MACCHA-JĀTAKA (Il pesce geloso)

 

 Immagine principale

 


 – Il fiume Aciravatī, diviso tra il mondo dell'aria e il mondo dell'acqua. Il pescatore attende.

 

 Scena Prima 

 


– I tessitori del fiume – Maccha e Macchī nuotano insieme. Lui è vigile, protettivo. Sullo sfondo, un'altra sagoma maschile.

 

 Scena Seconda

 


 – Il bagliore nell'acqua – L'esca luccica. Maccha è diviso tra il desiderio e Macchī, che nuota ignara tra le piante.

 

 Scena Terza

 


– La gabbia d'aria – Maccha giace morente sulla riva. Il suo sguardo è fisso sul fiume, su Macchī che si allontana.

 

 Scena Quarta

 


 – Il bramino sulla riva – Un bramino si ferma. Il suo sguardo incontra l'occhio del pesce morente. Il pescatore osserva perplesso.

 

 Scena Quinta

 


 – La domanda – Primo piano intenso. Il bramino chinato sul pesce. Due occhi che si parlano in silenzio.

 

 Scena Sesta 

 


– Il ritorno – Il bramino, immerso nell'acqua, apre le mani. Maccha guizza via, una scia di sangue lo segue.

 

 Scena Settima 

 


– La riconciliazione – Maccha e Macchī nuotano di nuovo insieme. Lui guarda verso l'alto: il volto del bramino è sospeso nella luce.

 

EPILOGO – IL FILO CHE LI UNISCE

 

 Il dittico

 


– A sinistra, l'elefante e il cane con la loro catena d'oro. A destra, Maccha e Macchī nella loro gabbia di luce. Al centro, il Re e il Bramino fusi in un'unica figura di saggezza, con due chiavi in mano.

 

 COMMENTO SIMBOLICO

 

Queste due storie ci parlano di noi. Delle nostre relazioni. Dei modi in cui trasformiamo l'amore in necessità, la fedeltà in ossessione, la tenerezza in prigione.

L'elefante rappresenta la dipendenza affettiva. Il suo amore è così totalizzante che senza l'altro perde la ragione di vivere. La sua catena è d'oro—fatta di devozione, di abitudine, di memoria condivisa—ma resta una catena. Può uccidere.

Il pesce rappresenta la gelosia. Il suo amore è così trepidante che non riesce a fidarsi. La sua gabbia è fatta di luce e ombra—di pensieri, di paure, di sospetti—ma è altrettanto reale. Può divorare dall'interno.

E al centro, le figure della saggezza—il Re che ha il coraggio di ammettere l'errore e riportare il cane; il Bramino che riconosce nel pesce morente un essere degno di compassione e lo libera—tengono le chiavi. Non le usano. Aspettano. Perché la liberazione non può essere data: deve essere scelta.

 

 PER LA RIFLESSIONE PERSONALE

 

Prima di passare al Livello 8—dove il pavone danzerà e la vanità si mostrerà—fermiamoci su alcune domande:

- Nelle mie relazioni, sono più l'elefante o il pesce?

- La mia tenerezza è una coperta che scalda, o una catena che imprigiona?

- La mia fedeltà è un dono, o una paura travestita?

- Cosa significherebbe, per me, usare la chiave?

 

 PROSSIMO LIVELLO

 

Livello 8 – Il desiderio che espone

32. NACCA-JĀTAKA – Il pavone che balla per orgoglio

Il pavone danza per mostrare la sua bellezza, ma l'eccesso di vanità gli fa perdere la sposa. La gioia deve essere temperata dalla consapevolezza.

 

Grazie per aver seguito questo viaggio. Se il video e le immagini ti hanno parlato, condividili con chi potrebbe averne bisogno. Ci vediamo al prossimo livello.

 


Nessun commento:

27. ABHIṆHA & 34. MACCHA – Love as Slavery: Two Jātaka Tales on Dependency and Jealousy

    Level 7 – Love as Slavery: Two Jātaka Tales on Dependency and Jealousy  ABHIṆHA: The elephant will not eat without his dog. It is tend...