JĀTAKA 15 – La Trappola che Non Consola
Lucidità, rifiuto dell’apprendimento e la ferita necessaria del sapere
L’immagine mostra una foresta all’alba.
La luce è calma, quasi benevola. Nulla sembra minacciare la vita.
Eppure, al centro della scena, un giovane cervo è a terra.
Non lotta. Non fugge. È preso.
I fili della trappola sono sottili, quasi eleganti.
Si confondono con la luce, con i tronchi, con l’ordine naturale del bosco.
Non sembrano violenza, ma normalità.
Questa immagine dà forma visiva al Jātaka 15, Kharādiya:
la storia di chi rifiuta di imparare le astuzie della sopravvivenza e per
questo viene catturato.
Non è una parabola moralistica.
È una critica radicale dell’ingenuità.
Il giovane cervo non è colpevole.
È convinto che conoscere la trappola significhi accettarla.
Scambia l’ignoranza per libertà, l’abbandono per innocenza.
In ombra, sul margine dell’immagine, appare un cervo adulto.
Guarda, ma non interviene.
Ha insegnato. Ora si ritrae.
Qui non c’è risveglio.
C’è solo una tecnica di sopravvivenza rifiutata.
La conoscenza non salva.
Non spezza la rete.
Ma è una soglia necessaria.
Come scrive Cioran, la lucidità è un vantaggio che non
consola.
Arriva, ma non sempre in tempo.
E quando arriva tardi, diventa ferita.
Questa immagine non chiede compassione.
Chiede responsabilità dello sguardo.
Invita a riconoscere che spesso non è la trappola a uccidere,
ma il rifiuto di conoscerla.

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