Il blog intreccia il simbolismo biblico, la teologia apofatica e la dottrina del risveglio spirituale. Ogni articolo esplora il testo sacro con un approccio meditativo e illustrativo, unendo approfondimenti storici, mistici e filosofici. Invita il lettore a vivere l'Apocalisse non come un testo di fine dei tempi, ma come una rivelazione personale e collettiva, un viaggio verso l'unità e la trascendenza.

martedì 3 febbraio 2026

JĀTAKA 15–16 – L’Arte di Non Cadere

 

 


Una rete eterea di fili quasi invisibili fluttua nel vuoto nero.
Non ha centro né confini. È elegante, normale, e per questo pericolosa.

 

 La rete invisibile, il discernimento e il contro-cammino al potere

 


I Jātaka 15 e 16 raccontano due cervi e una stessa rete.
Il primo rifiuta di apprendere le astuzie del mondo: viene catturato.
Il secondo le ha imparate: anche quando cade nel laccio, riesce a liberarsi.

Non è una storia di furbizia, ma di discernimento.

La Stazione II della Via del Tempo Redento non promette salvezza.
Non insegna a spezzare la rete, né a combattere il cacciatore.
Insegna qualcosa di più sobrio e più difficile: riconoscere la trappola prima che diventi destino.

L’immagine video che accompagna questa stazione mostra una rete sospesa nel vuoto.
Fili sottilissimi, quasi invisibili, non ancorati a nulla.
Nessun centro, nessun nodo dominante.
In alcuni punti la trama si infittisce, creando l’illusione di una forma.

La rete non appare violenta.
È elegante. Normale.
Ed è proprio per questo che cattura.

Non c’è alcun animale nell’immagine.
Lo spettatore è già dentro.

Il contro-cammino qui non è l’eroismo, ma la pratica silenziosa del non-cadere:
discernimento, ascesi, rallentamento, silenzio.
La lucidità non salva.
Trattiene.

 

Nessun commento:

Jātaka 20 – Naḷapāna

  V. The Apophatic Passage — Drinking Without Meeting Power The path of emptying in the Naḷapāna-Jātaka: how to quench thirst without fall...