Sezione V Il Passaggio Apofatico — Bere senza incontrare il potere
La via dello svuotamento nel Naḷapāna-Jātaka: come dissetarsi senza cadere nella trappola del desiderio.
L’immagine è chiara, eppure rivoluzionaria. Canne vuote sull’acqua. L’orco veglia. L’acqua scorre.
Non è uno scontro epico, ma un silenzioso riallineamento della realtà. Nel Jātaka della Pozza di Naḷapāna, le scimmie assetate non conquistano la fonte, non uccidono il guardiano. Il Bodhisatta, il loro re, compie un miracolo di vuoto: soffia via i nodi dalle canne, trasformandole in condotti puri.
Il comando è apofatico: non "distruggi la trappola", ma "svuota ciò che in te è afferrabile".
L’acqua (il bisogno, il mondo) resta. L’orco (il meccanismo del potere, la violenza strutturale) resta. Eppure, il loro legame mortale si spezza. Le scimmie si siedono sulla riva e bevono, lunghe canne come protesi di un desiderio purificato. Soddisfano la sete senza possedere la fonte, senza sfidare il custode. Passano senza incontrare.
Questo è il cuore della pratica per sottrazione: non negare il mondo, negare il suo diritto di possederti.
Il potere si nutre della nostra solidità, dei nostri "nodi" interiori—l'avidità, la paura, l'identificazione feroce con il nostro bisogno. Quando quei nodi si dissolvono, diventiamo trasparenti alla sua presa. Possiamo attingere alla vita, compiere il nostro voto, dissetarci, senza più essere il bersaglio della trappola.
Il video di pochi secondi cattura l'essenza: la canna che perfora la superficie, l'orco che ringhia nel vuoto, la goccia che cade come testimone di una vittoria non violenta. Il gesto è completo in sé: bere senza chinarsi.
È la soglia. Qui il cammino non avanza, si svuota. E proprio in quello svuotamento, trova il suo varco.

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