Il Jātaka della Capra che Ride e Piange: il Pesante Fardello del Karma
La storia del Matakabhatta-Jātaka (n.18) ci insegna che ogni azione ha una conseguenza, e che la vera compassione nasce dalla consapevolezza.
Nell'ampio corpus dei Jātaka, le storie delle vite passate del Buddha, il Matakabhatta-Jātaka (n.18) si distingue per la sua potenza narrativa e il suo messaggio etico universale. È conosciuto come “La storia della capra che ride e piange”.
Un bramino sta per sacrificare una capra per un "Banchetto per i Morti". Mentre viene condotta al fiume per la purificazione rituale, l'animale, acquisendo improvvisa coscienza delle sue vite precedenti, prima ride, poi scoppia in lacrime. Ride perché, dopo 499 rinascite di sofferenza causate dall'aver sacrificato a sua volta una capra, sta per liberarsi. Piange di compassione per il bramino, che si accinge ad attirare su di sé lo stesso terribile ciclo karmico.
L'immagine video che accompagna questo post visualizza il culmine della storia. A sinistra, vediamo il dialogo muto e carico di pathos tra la capra, ritratta con sorprendente dignità, e il bramino, colto in un momento di dubbio e introspezione. A destra, in alto, la scena trascende il piano terreno: il Bodhisatta, in forma di divinità arborea, siede in meditazione nell'aria, circondato da un'aura di pace. La sua presenza non è violenta, ma rivelatrice. Ai suoi piedi, la capra non muore in modo cruento, ma si trasfigura in luce, simbolo della sua liberazione finale. La folla, con volti di stupore e timore reverenziale, assiste alla rivelazione della verità.
Il messaggio del Buddha narratore è cristallino: “Se gli esseri conoscessero la pena che li attende, cesserebbero dal togliere la vita”. Il Jātaka non è solo una condanna dei sacrifici animali, ma una metafora profonda su come le nostre azioni (karma) creano catene di conseguenze. La compassione della capra verso il suo carnefice e la scelta del bramino di risparmiarla (anche se il destino karmico dell'animale era ormai compiuto) indicano la via d'uscita: la consapevolezza e la scelta etica possono interrompere il ciclo della sofferenza.
Una storia antica che parla al presente, ricordandoci che la vera compassione include la comprensione delle leggi di causa ed effetto che governano la vita di tutti gli esseri.

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