Qui le storie delle vite del Bodhisattva sono animate due volte: prendono forma in illustrazioni, graphic novel e colori, e vengono portate a respirare nel cuore di chi le osserva. Un viaggio visivo tra scimmie sagge, elefanti generosi e principi compassionevoli, dove ogni tratto è un ponte tra Oriente e Occidente, tra parola e immagine.

Saturday, 20 June 2026

Kharassara-jātaka: L’ombra del potere e la parola che uccide la menzogna

 


 Kharassara-jātaka: L’ombra del potere e la parola che uccide la menzogna

Un viaggio nel Jātaka 79 tra psicologia junghiana, dimensione apofatica e storie quotidiane di corruzione mascherata.

 

Questa copertina racchiude l’intero Jātaka. La porta è l’autorità legale, il villaggio la comunità che si affida. L’ombra che si allunga non è un nemico esterno: nasce dalla porta stessa. Il Bodhisatta, trasparente e silenzioso, non è un guerriero ma uno sguardo. La sua presenza dice: la verità non combatte il male, lo mostra. In questo spazio tra il simbolo e il silenzio si apre la dimensione apofatica: il mistero non si spiega, si custodisce.

 

🎬 Il video: 21 slide animate per discendere nell’Ombra

 

 

 

Il video animato ripercorre il Jātaka 79 con la struttura della Tabella Carosello LinkedIn. In 21 slide, la storia si svela per quadri: il patto segreto, la marcia trionfale, la voce del Bodhisatta che squarcia il velo, la morte simbolica del figlio falso.

L’analisi junghiana si intreccia alla narrazione. Il capovillaggio non è solo un corrotto: è un’incarnazione dell’Ombra del Sé collettivo, la parte oscura dell’autorità che tradisce la sua funzione archetipica. La sua Persona — il funzionario leale — è così perfetta da diventare un’armatura per il vizio. Il suono dei tamburi non celebra una vittoria: è il rumore che tenta di coprire il silenzio della coscienza.

Il Bodhisatta non accusa con un ragionamento. Canta una strofa. E quella parola è uno specchio: «Un figlio non più, per un tale figlio è morto». Non c’è spiegazione, solo un riconoscimento immediato. È il momento apofatico in cui il male, nominato, si svuota di sostanza e appare come assenza.

 

 

🕳️ Aneddoto 1: Il consulente che cavalca la crisi

 Un consulente aziendale incaricato di risollevare un'azienda in crisi, segretamente orchestra o aggrava la crisi stessa per rendere indispensabili i propri costosi servizi. Come il capovillaggio, torna "con i tamburi che suonano", presentando soluzioni per problemi che lui stesso ha alimentato. La sua maschera è quella del salvatore. Smascherarlo significa, per l'azienda, riconoscere che la propria ombra (la paura, il desiderio di una soluzione facile) ha evocato e legittimato un predatore interiore.

Come il capovillaggio, ha stretto un patto con l’Ombra. La sua Persona di esperto competente nasconde un vuoto identico a quello dei ladri senza volto. Smascherarlo non richiede indagini, ma una parola che lo nomini, che dica: Tu non stai risolvendo il problema. Tu sei il problema.

 

 🕳️ Aneddoto 2: L’attivista e l’accordo segreto


 

 Un leader di un movimento ambientalista che si batte contro un progetto industriale inquinante, in segreto negozia un lucroso accordo di consulenza con l'azienda responsabile per "aiutarli a migliorare la loro immagine pubblica". La sua lotta pubblica è lo stratagemma per portare "gli uomini nella giungla", lasciando il campo aperto a un compromesso che tradisce la causa. La sua Ombra non è l'amore per il denaro in sé, ma l'ebbrezza del potere che deriva dal giocare una doppia partita. Jung ci ricorda che l'Ombra del potere non sta solo nell'accumulo di denaro, ma nell'identificazione con la maschera (Persona) del giusto, che rende l'individuo cieco alla propria corruzione. Il Bodhisatta, in questo caso, potrebbe essere un whistleblower o un giornalista che, con un articolo, pronuncia la "strofa" che distrugge la sua facciata.

🪷 Conclusione: Il silenzio dopo la strofa

 

Il Kharassara-jātaka non offre una morale consolatoria. Non spiega la corruzione: la custodisce come un mistero di iniquità. La cura non è una punizione, ma uno choc, uno specchio che riflette l’esatta parvenza del vizio. La parola poetica del Bodhisatta è un kōan etico: sapere senza concetto, riconoscimento senza spiegazione.

Quando la statua del falso capo crolla, sotto non c’è un volto. C’è un’assenza. Il vuoto che i ladri senza volto cercavano di riempire era lo stesso che abitava il capovillaggio. Il male, smascherato, non è una sostanza: è un tradimento dell’essere. E il silenzio che segue la strofa è più eloquente di mille trattati sulla giustizia.

 


 

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