Qui le storie delle vite del Bodhisattva sono animate due volte: prendono forma in illustrazioni, graphic novel e colori, e vengono portate a respirare nel cuore di chi le osserva. Un viaggio visivo tra scimmie sagge, elefanti generosi e principi compassionevoli, dove ogni tratto è un ponte tra Oriente e Occidente, tra parola e immagine.

Tuesday, 3 November 2026

94. LOMAHAṀSA-JĀTAKA – Oltre il nodo: il silenzio. Gerardo Santo, Jung e la Via Mediana

 


 94. LOMAHAṀSA-JĀTAKA – Oltre il nodo: il silenzio. Gerardo Santo, Jung e la Via Mediana

 

Dalla rinuncia estrema alla libertà interiore: un viaggio tra Buddhismo, psicologia del profondo e teologia apofatica.

 

La copertina: il nodo delle due vie

La copertina introduce il tema centrale di questo video-saggio: la tensione tra due modi apparentemente opposti di cercare la liberazione. Da una parte, la rinuncia radicale, che può trasformarsi in orgoglio spirituale; dall'altra, l'attaccamento al mondo, ai desideri e alle immagini attraverso cui l'io cerca conferma di sé.

 

Il nodo diventa la figura simbolica di questa contrapposizione. I suoi fili dorati evocano il legame invisibile che tiene unite le polarità: spirito e corpo, purezza e desiderio, ascesi e mondanità. Ciò che sembra separare, in realtà, può essere generato dalla stessa radice.

 

La presenza di Gerardo Santo, collocato nel paesaggio simbolico tra Oriente e Occidente, introduce una terza possibilità: non scegliere un estremo contro l'altro, ma attraversare la contraddizione fino a riconoscerne la natura.

 

Il blu profondo, l'oro e le ombre non rappresentano semplicemente un'atmosfera mistica. Sono il linguaggio visivo di un viaggio interiore, nel quale la luce non sconfigge l'oscurità, ma permette di guardarla senza esserne prigionieri.

 

Il video: cinque movimenti verso la Via Mediana

 

 

Il video è composto da tredici slide, organizzate in cinque sequenze narrative, accompagnate da voce narrante e musica. Il racconto del Lomahaṁsa-Jātaka viene intrecciato con la vicenda simbolica di Gerardo Santo, creando un percorso che conduce progressivamente dalla contrapposizione al silenzio.

 

1. Il nodo delle due vie – La seduzione degli estremi

 

Il viaggio comincia con la figura dell'asceta che cerca la liberazione attraverso una rinuncia assoluta. Ma la rinuncia, quando diventa immagine di sé, può trasformarsi in una nuova forma di attaccamento. Anche il desiderio di essere puri può diventare una prigione.

 

2. Il corpo e l'ombra – La falsa purezza

 

Il corpo diventa il luogo sul quale si proietta il conflitto interiore. L'ombra emerge dietro l'apparenza della virtù e rivela ciò che la coscienza vorrebbe nascondere. Gerardo Santo riconosce che anche la ricerca spirituale può alimentare l'orgoglio e il bisogno di sentirsi diversi dagli altri.

 

3. Lo specchio dei due profili – Il conflitto delle polarità

 

Due volti, due atteggiamenti, due immagini apparentemente inconciliabili si riflettono l'uno nell'altro. Attraverso una lettura junghiana, essi possono essere interpretati come polarità della psiche: l'asceta e l'uomo mondano, la rinuncia e il desiderio, la luce e l'ombra. Il conflitto si alimenta quando ciascuna parte pretende di dominare l'altra.

 

4. La Via Mediana – Lasciare andare anche la rinuncia

 

Gerardo attraversa un paesaggio nel quale Oriente e Occidente sembrano fondersi. I profili perdono rigidità e il nodo comincia ad allentarsi. La libertà non consiste nel vincere il mondo, ma neppure nel fuggirlo. Significa non essere più prigionieri né del desiderio né dell'immagine della propria rinuncia.

 

5. Oltre il nodo: il silenzio – La lettura sinfonica

 

Nell'ultima sequenza il nodo si dissolve. Non c'è più bisogno di scegliere tra due identità contrapposte. Il paesaggio si apre, le separazioni si attenuano e Gerardo rimane davanti a uno spazio che non chiede di essere conquistato o definito.

 

Il video approda così alla lettura sinfonica: il Jātaka, la psicologia di Jung e la dimensione apofatica si incontrano senza essere ridotti a un'unica spiegazione. Il silenzio finale non è una conclusione intellettuale, ma l'apertura verso ciò che non può essere racchiuso in una definizione.

 

Il Lomahaṁsa-Jātaka: quando la rinuncia diventa un'altra prigione

 

Il Lomahaṁsa-Jātaka ci invita a interrogare il significato della pratica spirituale e il rischio di confondere la liberazione con la mortificazione del corpo.

 

La rinuncia esteriore non garantisce la libertà interiore. Un comportamento austero può nascondere il desiderio di riconoscimento, la superiorità morale o l'attaccamento a un'identità spirituale. L'apparenza della liberazione può diventare una nuova forma di dipendenza.

 

La Via Mediana non è un compromesso superficiale tra due estremi. È un mutamento dello sguardo: non alimentare la guerra tra corpo e spirito, piacere e rinuncia, mondo e trascendenza.

 

Jung: riconoscere l'ombra senza identificarvisi

 

La psicologia del profondo offre una chiave ulteriore. L'ombra non è soltanto ciò che consideriamo negativo e rifiutiamo di riconoscere: è anche una parte della nostra vita psichica che, se non viene osservata, può agire inconsapevolmente.

 

I due profili che si fronteggiano rappresentano la divisione interiore. L'asceta può proiettare sul mondo la propria ombra, mentre l'uomo mondano può condannare nell'asceta ciò che teme di incontrare in se stesso.

 

Il cammino verso l'integrazione non consiste nel sopprimere una delle due figure, ma nel riconoscere il conflitto e sottrarsi alla sua necessità di dominio.

 

La dimensione apofatica: non questo, non quello

 

La prospettiva apofatica conduce il percorso ancora più in profondità. Anche la libertà può diventare un concetto al quale aggrapparsi. Anche il silenzio può trasformarsi in un'immagine da possedere. Anche la rinuncia può diventare una forma sottile di ego.

 

Per questo il nodo non si scioglie attraverso una nuova conquista, ma quando viene meno la necessità di stringerlo.

 

La formula «non questo, non quello» non indica una fuga dalla realtà. Invita piuttosto a non identificare l'essere con nessuna delle immagini attraverso cui tentiamo di definirlo.

 

Gerardo Santo: un cammino oltre le immagini

 

Nel racconto ambientato nella Muro Lucano della prima metà del Settecento, Gerardo Santo attraversa simbolicamente la stessa prova. Incontra le immagini della rinuncia, della disciplina e del desiderio di purezza, ma comprende progressivamente che anche la ricerca della perfezione può diventare una forma di prigionia.

 

Il suo cammino non culmina in una vittoria sull'ombra. Non c'è un nemico da distruggere, né una nuova identità da conquistare. C'è soltanto la possibilità di guardare senza condannare, di attraversare senza trattenere, di lasciare andare senza trasformare il distacco in un'altra forma di possesso.

 

Risonanza finale

 

La libertà non consiste nel vincere il mondo, né nel rinunciarvi.

 

Comincia quando anche il desiderio di essere liberi smette di diventare una prigione.

 

Gerardo non aveva più bisogno di scegliere un volto. Non doveva più vincere il corpo, né conquistare lo spirito.

 

Rimase il silenzio.

 

Non questo, non quello.

 

Soltanto ciò che non ha bisogno di essere nominato.

 

 

 

 

 

 

94. LOMAHAṀSA-JĀTAKA – Beyond the Knot: The Silence. Gerardo Santo, Jung and the Middle Way

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