Il blog intreccia il simbolismo biblico, la teologia apofatica e la dottrina del risveglio spirituale. Ogni articolo esplora il testo sacro con un approccio meditativo e illustrativo, unendo approfondimenti storici, mistici e filosofici. Invita il lettore a vivere l'Apocalisse non come un testo di fine dei tempi, ma come una rivelazione personale e collettiva, un viaggio verso l'unità e la trascendenza.

domenica 1 febbraio 2026

Stazione I: Tre racconti sulla seduzione del bene - EDEN COME RACCONTO SIMBOLICO (STILE JĀTAKA)

 

Stazione I: Tre racconti sulla seduzione del bene

 EDEN COME RACCONTO SIMBOLICO (STILE JĀTAKA)


 

Il potere raramente aggredisce.
Più spesso invita.

Non spezza la volontà: la orienta.
Non impone: promette.

Questo ciclo raccoglie tre racconti antichi — due Jātaka buddhisti e un archetipo biblico — per esplorare tre forme della stessa seduzione:

  • Kaṇḍina-Jātaka: l’amore che conduce alla cattura,
  • Vātamiga-Jātaka: il piacere che educa lentamente alla prigionia,
  • Eden: la promessa che apre gli occhi e separa.

In tutte e tre le storie la caduta non avviene per violenza,
ma per un gesto minimo: un passo avanti.

La Dolce Trappola è un percorso visivo e narrativo sulle forme più efficaci del potere:
quelle che si presentano come dono.

 


EDEN COME RACCONTO SIMBOLICO (STILE JĀTAKA)

 

Eden – Il frutto che divide

 


 

In principio vi era un giardino senza confini.
Non vi era fame, né fatica, né paura.
Ogni cosa cresceva senza essere presa, ogni dono era già presente.

L’uomo e la donna abitavano il giardino senza possederlo.
Camminavano nudi non perché ignorassero il limite,
ma perché non avevano ancora imparato a separarsi da ciò che li circondava.

Al centro del giardino vi era un albero.
Non era l’unico, ma era diverso.
I suoi frutti non promettevano nutrimento, bensì sguardo.

Un giorno una voce parlò, non con forza ma con precisione:
Perché non mangiate di questo frutto?

La donna guardò.
Il frutto era bello.
Non era velenoso.
Non era oscuro.
Prometteva ciò che nessun altro albero prometteva: essere come Dio, conoscere il bene e il male.

La voce non ordinò.
Suggerì.

La donna prese il frutto e mangiò.
Poi lo diede all’uomo, che non oppose resistenza.

In quell’istante non morirono.
Ma videro.

Videro sé stessi separati dal giardino.
Videro l’altro come altro.
Videro il mondo come qualcosa da attraversare, non più da abitare.

Il giardino non li respinse subito.
Furono loro a non poter più restare come prima.

E così uscirono.
Non perché il frutto fosse falso,
ma perché la promessa aveva diviso ciò che prima era uno.


 

 

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