Stazione I: JĀTAKA 14 – VĀTAMIGA - Il miele del potere
Come il desiderio viene educato alla prigionia
L’immagine-video ispirata al Vātamiga-Jātaka (Jātaka 14) non mostra una cattura violenta, ma una scena di calma e bellezza. Un giardino all’alba, un sentiero morbido, un palazzo luminoso. Un’antilope selvatica avanza senza paura. Nessuna minaccia è visibile. Eppure la trappola è già in atto.
In questo racconto il potere non colpisce: abitua.
Non mente: raffina il gusto.
Il miele sull’erba non immobilizza l’animale, ma ne orienta lentamente il
desiderio. La libertà non viene negata: viene resa sempre meno appetibile.
Messo in dialogo con il Kaṇḍina-Jātaka (Jātaka 13),
il contrasto è illuminante.
Nel Kaṇḍina la caduta è rapida e relazionale: il cervo muore perché avanza per
amore, fidandosi di chi vede il pericolo e si salva.
Nel Vātamiga, invece, non c’è tradimento né legame privilegiato: c’è un
ambiente che educa, un sentiero che guida, una dolcezza che addestra.
Uno cade per fiducia.
L’altro per abitudine.
Questa differenza rende il Vātamiga straordinariamente attuale. Il consumo contemporaneo, il potere soft, le piattaforme e i sistemi di comfort non impongono: semplificano, premiano, rendono ovvio. Come il giardiniere del Jātaka, non inseguono: attendono che il desiderio impari da solo dove tornare.
Il palazzo non è la prigione.
La prigione è il percorso che ci ha reso naturale entrarvi.
La Stazione I – La Dolce Trappola – mostra così due
volti dello stesso potere:
l’amore che non condivide il rischio
e il piacere che educa lentamente alla cattura.

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